La crisi morde il tessile, a rischio 350 posti di lavoro


Nuove ed eccezionali forme di concertazione, a partire da unità di crisi centrali ma soprattutto locali. L’obiettivo: difendere con le unghie ogni singolo posto di lavoro e sostenere il reddito di chi è già uscito dal ciclo produttivo, senza avere la possibilità di tornare in fabbrica. E’ la ricetta proposta dai direttivi e dai delegati di Filcem e Filtea Cgil, riuniti ieri in una lunga sessione di lavoro dedicata esclusivamente alla crisi economica. Per reggere l’urto di un quadro economico devastante, che sembra non aver fatto sentire ancora tutti i suoi effetti, il sindacato dei tessili e dei chimici di via Altobelli invita i colleghi di Cisl e Uil ad una forte azione unitaria. Condizione indispensabile per tentare di salvare centinaia di posti di lavoro.  Al tavolo siedono il segretario Marco Venturini, Silvano Saccani della Camera del lavoro, l’ex segretario provinciale Ivan Africani e Valeria Fedeli, leader nazionale del sindacato tessile e moda. Una giornata di lavoro per guardare al futuro di settori molto importanti dell’economia mantovana, che sembra non promettere nulla di buono. Le cifre della cassa integrazione a livello provinciale (268mila ore al 30 settembre, 548mila a fine anno) danno l’idea dell’emergenza lavoro. E nel distretto della calza si contano già i primi danni.  Primamoda (70 dipendenti) è alle prese con i mancati pagamenti degli stipendi e con i macchinari pignorati, il calzificio Real (100 dipendenti) è in liquidazione dopo che le banche hanno detto no ad un piano di riorganizzazione mentre per Pompea sono insistenti le voci sull’imminente annuncio di altri tagli all’organico del gruppo (si parla di 180 lavoratori a rischio). Anche le aziende che producono filati, a capo della filiera, soffrono. Acquafil è già sparita, Gorispac ha fatto ricorso alla cassa integrazione, ContiFibre (200 dipendenti) solo nel 2008 ha attivato gli ammortizzatori sociali per trenta settimane. In difficoltà anche aziende di dimensioni più piccole, come Nitex e Alsafil. Le imprese che si sono specializzate in nicchie di settore, su prodotti di alta gamma o ad alto contenuto innovativo, per il momento escono indenni dalla burrasca. Csp in tre anni ha riportato il bilancio in attivo mentre Golden Lady, con il ricorso alle ferie, ha evitato la cassa integrazione. Anche in due aziende simbolo della città i primi segnali di inizio 2009 non sono incoraggianti. Alla Lubiam è scattata la mobilità volontaria per 15 dipendenti mentre alla Corneliani è prevista la riduzione dell’orario di lavoro per nove giorni complessivi.  Tornando alle realtà della provincia, la Lord Metal Gomma di Monzambano, azienda della multinazionale americana che fino a novembre pagava gli straordinari ai dipendenti, ha annunciato la riduzione d’orario, il ricorso alla cassa integrazione e il mancato rinnovo di 12 lavoratori a tempo determinato. Conseguenze inevitabile della frenata del mercato dell’auto. Quadro a tinte fosche anche per la ceramica, legata a doppio filo al mercato del mattone che segna il passo. Su 30mila addetti a livello nazionale, 8mila sono in cassa integrazione. Tre le aziende mantovane, concentrate nella zona di Gonzaga: Polis (135 dipendenti), Ceramiche Brennero (35) e Biztiles. Scenario nazionale molto delicato anche per la chimica, con 5mila addetti in cassa integrazione e altri 15 lavoratori alle prese con il fermo impianti, e per l’artigianato del tessile-abbigliamento. I dati provinciali parlano di 365 richieste di Cig nel 2008 e 80 sospensioni garantite dall’ente bilaterale.




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