Acqua inquinata nel lago di Mezzo a Mantova


Scarico di acqua inquinata nel lago di Mezzo, vicino al quartiere di Cittadella. Dal canale di scolo che esce dalla cartiera Burgo è disceso un torrente schiumoso e fumante che si è immesso nella piccola insenatura formata dal lago vicino al vecchio porto dell’industria.

Si tratta di una delle zone più pregiate, sotto il profilo paesaggistico, del parco che circonda i laghi, tanto da essere meta di escursioni da parte di gruppi ambientalisti. La segnalazione dell’inquinamento è arrivata alle guardie del Parco del Mincio che hanno scattato foto e steso un verbale che verrà inoltrato all’Arpa. Per ora non ci sono informazioni sulla natura della sostanza, ma nell’area circostante si è avvertito un forte odore di zolfo.

Più che di odore, per la verità, sarebbe meglio parlare di puzza acre, in grado di irritare la mucosa nasale dopo pochi minuti. E’ stato un signore che stava correndo di buon mattino lungo la sponda del lago ad accorgersi di quanto stava accadendo. Di domenica mattina, un po’ come nelle ore notturne, i controlli sono meno intensi, ma il testimone è stato bravo e fortunato. Perché ha avvisato le guardie del parco del Mincio che stavano facendo una perlustrazione.

La scena che si è presentata agli occhi delle guardie era inquietante. La piccola insenatura del lago dove si butta il canale di scarico della cartiera era coperta da una coltre di schiuma bianca che, dopo essere passata attraverso la grata che serve a filtrare rami e oggetti di una certa dimensione, veniva trasportata al largo dalla corrente. Non c’erano pesci morti. La fonte è stata subito individuata: quel piccolo fiume di acqua schiumosa e graveolente usciva dal canale che arriva dalla Burgo.

L’acqua scaricata nel lago era sicuramente calda, viste le nubi di vapore che si continuavano a sollevare in aria senza soluzione di continuità. Quanto calda? La temperatura non è stata misurata, ma è inevitabile ripensare ad un episodio avvenuto nel dicembre del 2007 sempre nel lago di mezzo e sempre a poca distanza dalla cartiera. Nel giorno dell’antivigilia di Natale alcuni pescatori notarono che, in quel punto, il lago era di color verdastro e che qua e là l’acqua ribolliva.

La temperatura, in alcuni punti, superava abbondantemente gli 80°. Probabile che in quel caso il calore fosse provocato da una reazione chimica (tra l’atro morirono decine di pesci). La Burgo negò qualsiasi responsabilità sul fenomeno. «Dai prelievi che abbiamo effettuato non è risultata alcun’anomalia» era scritto il comunicato ufficiale del gruppo.




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