La Riabilitazione dei Detenuti come Strumento di Prevenzione e Sicurezza


I vantaggi per le imprese e gli strumenti per l’inserimento lavorativo dei detenuti sono stati al centro del seminario “Opportunità per le imprese e per il territorio: come favorire l’inclusione sociale dei cittadini detenuti” del 10 maggio alla Camera di Commercio di Mantova

Camera di Commercio di MantovaDare lavoro a cittadini detenuti: la riabilitazione come strumento di prevenzione e sicurezza a beneficio dell’intera società

Mantova, 11 giugno 2009. Presentato ufficialmente a fine marzo in Regione Lombardia, il progetto regionale “Responsabilità sociale di impresa: lavoro, carcere e imprese” per la promozione di interventi di inclusione sociale dei cittadini detenuti, itinerante sul territorio lombardo ha fatto tappa a Mantova. L’obiettivo di questo progetto regionale promosso da Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, in collaborazione con Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Lombardia, Confindustria Lombardia e Confcooperative è favorire l’inserimento lavorativo dei detenuti nelle imprese profit e no profit lombarde, un intervento che riguarda in primo luogo i diretti interessati e le istituzioni Penitenziarie, ma che, per diffondersi in modo significativo e proporzionale alle sue potenzialità e ai vantaggi per le imprese, deve essere promosso all’esterno dell’ambito carcerario e penitenziale. Regione Lombardia, riunendo attorno al Tavolo di lavoro per questo progetto le Camere di Commercio lombarde, l’organo di competenza dell’Amministrazione Penitenziaria e le associazioni delle imprese profit e non profit, ha messo a sistema le relazioni e le competenze necessarie e indispensabili per favorire la diffusione di queste pratiche presso le imprese e per accompagnarle in questo percorso.

All’incontro hanno partecipato esponenti delle istituzionali regionali, dell’amministrazione penitenziaria, del mondo imprenditoriale e associativo, che hanno illustrato il progetto e gli strumenti operativi legislativi e amministrativi per attuare gli inserimenti lavorativi di persone in esecuzione di pena. Le testimonianze di operatori e imprenditori del territorio sulle loro esperienze maturate in questo ambito, hanno delineato le potenzialità e insieme l’efficacia della collaborazione tra le istituzioni regionali e locali, il sistema camerale, il mondo imprenditoriale e cooperativo.

In Lombardia l’inserimento lavorativo di detenuti conta ormai su diverse esperienze di successo soprattutto nell’ambito delle cooperative sociali (95 imprese che hanno dato lavoro almeno a una persona proveniente dal circuito penitenziario), mentre è ancora decisamente ridotto nelle imprese profit.

Nell’intervento di apertura Enrico Marocchi, Segretario Generale della Camera di Commercio di Mantova, ha illustrato l’importanza del ruolo del sistema camerale nella promozione di questo progetto presso le imprese del territorio. L’inclusione sociale dei detenuti rientra nelle prassi di Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), in cui il sistema camerale lombardo è impegnato da anni per promuovere e accompagnare in questo percorso le piccole e medie imprese al fine di promuovere le buone prassi nel sociale e nel rispetto dell’ambiente.

“E’ fondamentale che le imprese siano informate sui vantaggi diretti che derivano da questa opportunità sia a livello di sgravi fiscali, sia a livello di percorso di Responsabilità sociale al fine di favorire la diffusione di queste pratiche.” ha sottolineato Marco Zanini, Vice Segretario Generale della Camera di Commercio di Mantova “Il nostro compito è promuovere questi progetti nel territorio”.
Un fattore fondamentale per incrementare l’inserimento di detenuti nel lavoro è la capacità di fare rete, dialogare, far incontrare la domanda e l’offerta anche in questo ambito specifico, in cui le problematiche tecniche, legislative, ma anche pratiche e logistiche, sono molte e impegnative. Proprio per la difficoltà e la complessità, è necessario, accanto agli strumenti operativi e legislativi, l’impegno da parte di tutti gli interessati. Di fatto, ostacoli o pregiudizi sono del tutto superabili.

Claudia Andreoli, DC Programmazione integrata – Regione Lombardia, ha presentato il Progetto “Responsabilità Sociale d’Impresa: impresa, società e sicurezza”.
“Il primo protocollo tra Regione Lombardia e l ’Amministrazione Penitenziaria della Regione Lombardia, è stato siglato nel 1999, insediando la commissione che aveva come obiettivo la creazione di una rete di rappresentanza per la diffusone del percorso di rientro dei detenuti nella società e, a volte, nei propri territori. In seguito Regione Lombardia ha coinvolto soggetti diversi: Unioncamere Lombardia, Confcooperative e Confindustria, stringendo forti alleanze per diffondere la conoscenza delle opportunità normative e degli strumenti, come il bilancio sociale, presso le imprese lombarde. L’attività della Regione Lombardia in questo ambito è un’attività di sistema, regolata da norme specifiche, che rientra nei programmi di sviluppo della Regione e nello specifico in un’area delle sette strategiche su cui opera, l’area dell’artigianato e microimpresa. Non attiene quindi ai servizi sociali ma è parte integrante delle politiche di sviluppo competitivo del territorio.”
Il sistema camerale lombardo, in rappresentanza del sistema delle imprese lombarde, piccole e medie, partecipa al tavolo della Commissione Lavoro Penitenziario istituita presso il PRAP (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) per sviluppare iniziative volte a favorire l’incontro tra la domanda da parte delle imprese e l’offerta di lavoro da parte degli istituti di pena per i cittadini detenuti. Il ruolo del sistema camerale è principalmente quello di trasmettere le esigenze delle imprese e trasferire in ambito carcerario il know-how proprio dell’impresa. La sfida raccolta da Unioncamere Lombardia è promuovere il più possibile questo incontro e allo stesso tempo sensibilizzare le imprese e accompagnarle nel processo. Con questo progetto il sistema camerale si è attivato in un mondo fino ad ora lontano dalla sua sfera di azione, ma che rientra in realtà a pieno titolo nei suoi campi di attività e in particolare nell’ambito di intervento della RSI in cui è impegnato da tempo sul fronte della collaborazione con le imprese per la messa a punto di modelli e per la valorizzazione delle imprese socialmente responsabili. Nel suo ruolo di interfaccia, il sistema camerale fornisce alle imprese gli strumenti per conoscere la realtà carceraria e allo stesso tempo, in sede di commissione, porta all’attenzione degli organi regionali e territoriali preposti all’Amministrazione penitenziaria le esigenze delle imprese. E sono molteplici gli aspetti da affrontare: dalla rigidità degli orari, ai controlli, all’accesso a sgravi fiscali e contributivi di cui le imprese non sono a conoscenza. L’altro contributo del sistema camerale allo sviluppo del progetto è l’individuazione dei settori economici di maggiore potenzialità, tra cui spicca l’artigianato come ambito d’elezione poiché il lavoro dell’artigiano punta molto sul singolo individuo. Significativa è un’esperienza di successo nel settore della panificazione, in cui si stenta a trovare mano d’opera tra i giovani: un’impresa artigiana è riuscita a proseguire la sua attività proprio grazie al lavoro dei detenuti. I vantaggi economici per l’impresa nel dare lavoro a cittadini detenuti rappresentano un aspetto rilevante, ma non l’unico. I vantaggi non sono infatti di appannaggio esclusivo delle imprese, ma riguardano l’intera società poiché la riabilitazione attraverso il lavoro è una delle forme più efficaci di prevenzione del crimine, come dimostrano le statistiche di diversi Paesi europei in cui l’inclusione sociale è parte integrante delle politiche sociali.

Valentina Langella, ALTIS – Alta Scuola Impresa e Società – Università Cattolica di Milano, ”La RSI applicata al mondo carcerario è un percorso tutto da costruire, poiché, nonostante i vantaggi, continuano a essere poche le esperienze maturate. La RSI, ossia l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle attività aziendali e nei rapporti con le parti interessate oltre agli obblighi di legge, è un impegno importante per l’impresa che vi aderisce perché deve investire più risorse in capitale umano, nei rapporti con i portatori di interesse e nell’ambiente”. Per l’impresa, la RSI si deve concretizzare in un percorso duraturo che significa far rientrare le buone prassi in una progettazione, nelle strategie aziendali e non significa semplicemente realizzare azioni benefiche, seppure meritevoli. Per le imprese, si tratta quindi di maturare una cultura socialmente responsabile che possa portare a considerare anche le carceri come un interlocutore di riferimento.

Nicola Di Silvestre, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, sottolineando i vantaggi connessi al lavoro dei detenuti, svolto sia all’interno sia all’esterno degli istituti di pena, ha sottolineato come il ritorno economico sia duplice: da una parte per l’impresa che ne beneficia direttamente e dall’altra per la società che beneficia di una riduzione di costi sociali grazie alla diminuzione delle recidive. Un detenuto inserito nel mondo del lavoro a fine pena è infatti meno portato a commettere nuovamente reati. “La legge 354/1975 sull’ordinamento giudiziario è lo strumento che rende possibile il reinserimento sociale dei cittadini detenuti, i quali durante il loro periodo di detenzione, possono, per mezzo delle possibilità offerte dalla norma, intraprendere un percorso di ricostruzione del sé e di ristrutturazione del legame con la società civile. La popolazione carceraria impegnata in progetti lavorativi ha la possibilità di sostenere la famiglia, di vivere l’esperienza carceraria senza preoccupazioni economiche condizione che permette, una volta scontata la pena, di non tornare a delinquere per necessità”. Non è però facile inserire nel mondo del lavoro i circa 60 mila cittadini detenuti nelle carceri italiane. Ad oggi solo 14 mila sono le persone impiegate in attività economiche, con una stragrande maggioranza al lavoro nei servizi domestici degli istituti (pulizie, cucina, lavanderia, eccetera). Occorre impegnarsi quindi per incrementare la formazione professionale e soprattutto per far crescere il numero degli inserimenti lavorativi al fine di accompagnare il percorso post-pena.

Con un approfondimento tecnico sugli sgravi e agevolazioni per le imprese, la presentazione delle procedure e adempimenti, i contenuti del contratto e gli adempimenti per l’assunzione di un detenuto, Rita Arbia, Responsabile ufficio paghe e contributi Consorzio SIS, ha illustrato con chiarezza i vantaggi per le imprese, gli adempimenti burocratici e gli sgravi fiscali e contributivi definiti dalla legge Smuraglia del 2000 per le imprese profit e le cooperative sociali. L’assunzione di un detenuto avviene attraverso un rapporto di lavoro in forma subordinata, ossia come lavoratore dipendente, che sia a tempo pieno o a tempo parziale. In questo caso specifico per l’assunzione occorre anche stipulare una convenzione con l’istituto carcerario; le altre procedure non variano sostanzialmente da quelle di prassi (richiesta di assunzione anche per via telematica, pratiche INPS, eccetera). Il trattamento retributivo è lo stesso per i contratti nazionali che regolano i rapporti di lavoro nei diversi settori. La legge 193/00 (Legge Smuraglia) per l’inserimento al lavoro dei soggetti svantaggiati prevede sgravi fiscali dell’80% per imprese e cooperative sociali che assumono detenuti per almeno 30 giorni per attività lavorativa all’interno del carcere. E’ possibile usufruire di tale agevolazione anche nei sei mesi successivi alla scarcerazione, e per attività formativa svolta nel carcere finalizzata all’assunzione nel posto di lavoro. Le cooperative sociali possono usufruire degli sgravi fiscali anche per i detenuti in art. 21. Un credito d’imposta (di € 516,46) per le cooperative sociali e imprese se assumono detenuti per un minimo di 30 giorni o svolgono attività formativa finalizzata all’assunzione di detenuti o art. 21 già ristretti al 28.07.2000. Anche questa agevolazione è estesa agli ex-detenuti per i 6 mesi successivi alla scarcerazione.
Si è ricordato anche che le agevolazioni previste dalla legge 381/91 (contributi per l’assunzione obbligatoria previdenziale ed assistenziali ridotti a zero) in caso di assunzione da parte delle cooperative sociali sono estesi ai detenuti in misura alternativa. Inoltre si è sottolineato che la legge 407/1990, pur non riguardando in modo specifico i detenuti, prevede ulteriori agevolazioni in caso di assunzione a tempo indeterminato.

Gianni Pizzera, Confcooperative Lombardia, ha sottolineato l’importanza del lavoro in ambito delle imprese cooperative come strumento efficace di riabilitazione dei detenuti che imparano a relazionarsi e a diventare “partecipi come soci”. Il lavoro obbligatorio per i detenuti definitivi (ossia quelli condannati) è una leva per diffondere la cultura delle regole e per orientarsi nelle professioni. Il lavoro fa sentire utili ed è fondamentale per i detenuti che devono mantenere le proprie famiglie.

Francesca Valenzi, Coordinatrice Commissione Regionale per il Lavoro Penitenziario, ha illustrato il ruolo della Commissione Regionale per il Lavoro Penitenziario. Formalmente costituita nel 2007, la Commissione Regionale per il Lavoro Penitenziario, organismo previsto già dall’art,25 bis l. 354/1975, in cui sono rappresentate la Regione Lombardia, negli uffici di Presidenza e della D.G. Formazione Lavoro, l’Unioncamere Lombardia e Confindustria, svolge un ruolo di coordinamento e di supervisione e si occupa di dare uniformità agli interventi in un circuito unitario.
L’Amministrazione Penitenziaria, da sempre impegnata sul fronte della promozione, della ricerca e dell’organizzazione di attività lavorative, da sola o in collaborazione con strutture pubbliche e private, potendosi avvalere delle agevolazioni previste dalla legge Smuraglia ha avvertito l’esigenza di istituire una specifica Agenzia che interagendo, con le numerose agenzie e attività progettuali presenti sul territorio, si ponesse come struttura di supporto e braccio operativo della Commissione Regionale per il Lavoro Penitenziario. Sulla base della conoscenza delle possibili opportunità lavorative offerte da aziende e imprese cooperative ed enti del territorio, disponendo in tempo reale dei dati relativi al bacino detenuti-lavoratori, l’Agenzia Regionale per la Promozione del Lavoro Penitenziario ha la possibilità di ottimizzare, con la collaborazione delle Direzioni degli Istituti Penitenziari e degli UEPE, le modalità di inserimento nel mondo del lavoro. Ricevendo i curricula di tutti i detenuti definitivi trasmessi dalle Direzioni degli Istituti Penitenziari, che contemplino l’ammissione di lavoro all’esterno, raccoglie le offerte di lavoro e le incrocia con i profili dei cittadini detenuti occupabili. L’Agenzia inoltre ha la facoltà di proporre, in base all’offerta di lavoro, il trasferimento in ambito regionale dei detenuti. L’Agenzia opera, in altre parole, per la creazione di una rete di supporto tra imprese/cooperative e monitora l’andamento degli inserimenti lavorativi.
Agendo a favore dell’inclusione sociale, si favorisce il reinserimento della persona e della riduzione della reiterazione a delinquere. Tuttavia la partecipazione del detenuto è un fattore determinate per il successo di questo percorso. Si tratta infatti di affermare la cultura del lavoro vero e non di erogare forme di assistenza. L’alleanza tra le istituzioni e gli organismi di rappresentanza delle imprese, che ha già dato i primi importanti risultati: con la Camera di Commercio di Milano è partito un progetto per l’Expo 2015; con l’Amsa è previsto l’inserimento di 20 detenuti per la pulizia delle foglie e la raccolta differenziata dei rifiuti. Risultati concreti che dimostrano come la rete sia efficace come interfaccia di incontro tra domanda e offerta e trasmissione di competenze.

A Mantova, l’inserimento lavorativo dei detenuti è un’esperienza positiva maturata da tempo con fasi alterne. Enrico Baraniello, Direttore Casa di Giustizia di Mantova, descrivendo lo stato problematico di una struttura che ospita 200 detenuti, di cui un’alta percentuale di stranieri, ha portato all’attenzione sulla necessità di un cambiamento dell’ordinamento penitenziario al fine di alleggerire la pesantezza degli iter burocratici, freno oggettivo della diffusione delle pratiche di inclusione sociale. Le potenzialità di inserimento nel territorio mantovano sono elevate (basta pensare al settore agricolo con la mano d’opera richiesta per la raccolta di meloni o pomodori), ma bisogna essere in grado di rispondere alla domanda delle aziende in tempi brevi. Altro problema non di poco conto è relativo all’immagine di un’azienda che a volte si trova ad affrontare situazioni sgradevoli legate al controllo delle forze dell’ordine. Su questo fronte si dovrebbe intervenire con correttivi, quali ad esempio l’impiego di agenti in borghese.

Luigi Fasanelli, Magistrato di sorveglianza, ha delineato l’ambito di intervento dell’inclusione di detenuti sociale di cittadini detenuti nei limiti fissati dalla legge che consente di accedere a questo percorso a chi ha già scontato almeno 1/3 della pena, a chi non è condannato per reati di allarme sociale (come ad esempio reati sessuali). A monte quindi dell’iter dell’inserimento, esistono meccanismi di controllo a cui sono affiancate indagine accurate socio-famigliari. L’organo collegiale del Tribunale di Sorveglianza, esamina la candidatura e ha la responsabilità della valutazione finale.

La sfera di intervento della U.E.P.E. – Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna – come ha spiegato Antonietta Carfagna – Direttore U.E.P.E – Ufficio per l’esecuzione Penale Esterna di Mantova – riguarda i condannati in esecuzione penale di quattro categorie: a) in regime di semilibertà (sono quelli che dormono negli istituti), b) i detenuti domiciliari, c) quelli affidati in prova ai servizi sociali. L’U.E.P.E. segue l’applicazione di misure alternative alla detenzione e verifica sul territorio l’inserimento dei detenuti. Anche per l’U.E.P.E. è importante quindi intercettare la domanda del mercato e stabilire un dialogo proficuo con gli imprenditori. Tra le esperienze maturate, il progetto Li.So.La. realizzato dopo il 2006, a seguito dell’indulto, che ha portato alle erogazione di sei borse lavoro in cooperative sociali. Con il progetto P.RE.CI.SO., finanziato da Regione Lombardia, si è giunti a cinque tirocini formativi al termine dei quali vi è stata un’assunzione a tempo determinato. Da queste prima esperienze, significative come sperimentazione. Si è arrivati al traguardo del 2008/2009 in cui le misure alternative hanno interessato 89 condannati, di cui 46 occupati (39 in imprese profit e 7 in cooperative sociali) e 43 disoccupati (18 seguiti in programmi terapeutici).

Giancarlo Sodano, Cooperativa Hike di Mantova, ha raccontato l’esperienza decennale di collaborazione con la U.E.P.E. e con la Casa Circondariale di Mantova, che ha consentito l’inserimento lavorativo di 30 condannati. Il percorso di inserimento basato sulla selezione, da una parte, e la motivazione dei soggetti interessati, dall’altra, ha consentito di operare con successo: casi problematici sono stati davvero isolati. I settori lavoratici coperti dalla cooperativa sono: manutenzione aree verdi urbane, assemblaggio industriale e artigianale, legatoria, pulizia delle strade.

La testimonianza dal mondo delle imprese profit, da parte di Dario Petrucci, imprenditore edile, ha evidenziato come questi percorsi virtuosi di collaborazione tra privato e pubblico, diano risultati a volte sorprendenti. L’impresa edile di Petrucci, collaborando da anni con le Cooperative Arca e Solco, è riuscita a dare lavoro continuativo a condannati con problematiche di tossicodipendenza. La partenza per Petrucci non è stata facile: l’impatto con il carcere in occasione del primo colloquio di lavoro è stato davvero duro, ma l’esperienza umana maturata successivamente è stata ricca e positiva.

Maura Gola, fondatrice e Presidente Cooperativa Arianna, nata circa 30 annui fa’, per volere del cappellano del carcere, si è occupata di migliorare la vita dei cittadini detenuti, anche ergastolani, provenienti da realtà carcerarie dure come quella di Porto Azzurro in provincia di Livorno.Una lunga esperienza che ha consentito l’integrazione di molti condannati. Tra le aree di intervento della cooperativa, vi sono la lavorazione delle carni e la demolizione di edifici.

Per informazioni
Peliti Associati
tel. 02/66982357 – 329/9447290
Vittoria Castagna e-mail: vittoria.castagna@peliti.it




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