Calze da Donna: esportazioni in calo del 9,7%


La crisi economica che da alcuni anni ormai incombe sul nostro Paese e che sta sempre più assumendo carattere strutturale più che congiunturale, colpisce anche il settore della calza ed in particolare le aziende che operano nel territorio mantovano denominato Distretto della calza e che ha come culla di riferimento Castel Goffredo.

L’associazione Distretto Calza e Intimo A.DI.CI, con sede a Castiglione delle Stiviere è l’Calze da donna“espressione viva” di un distretto che, a partire dagli stupefacenti traguardi raggiunti negli anni, sta oggi evolvendosi per trovarsi pronto di fronte alle sfide imposte anche dalla crisi, e quindi punta soprattutto su una continua innovazione per proporre progetti concreti di medio e lungo termine. Proprio A.DI.CI ha diffuso, giovedì 11 aprile 2013, l’analisi dei dati ISTAT relativi all’export della calza nell’ultimo triennio 2010-2012, con valutazioni e riflessioni sull’andamento di specifici mercati e aree geografiche.

I dati dell’analisi relativi all’export della calza resi pubblici dall’Associazione Distretto Calza ed Intimo (A.DI.CI ), in collaborazione con Brescia Export hanno purtroppo evidenziato un segno decisamente negativo per l’esportazione delle calze da donna in calo di circa il 10%.

Alessandro Gallesi, vicepresidente A.DI.CI , ha evidenziato che purtroppo il forte calo c’è stato, “contrariamente a quanto i dati export dal 2007 a oggi sembravano testimoniare, e cioè che i mercati esteri fossero l’áncora di salvataggio per il settore della calzetteria a fronte di un mercato interno in costante calo“.

Si deve riflettere e operare per arginare e contrastare questo dato negativo dell’export che si è registrato proprio soprattutto nell’area dei Paesi dell’Est, dove invece, notoriamente, la calzetteria da donna italiana è sempre stata molto richiesta ed apprezzata sia per l’eleganza sia per l’eccellente qualità e l’amplissima varietà di modelli proposti.

Questo calo di esportazione verso i paesi dell’Est, combinato anche al dato dei consumi sul mercato interno nazionale ha portato, nel caso più ottimistico, almeno a meno 20%, determinando conseguentemente una situazione di pesante sofferenza per tutte le imprese del distretto della calza. Tenendo conto che l’esportazione delle calze da donna del distretto avviene prevalentemente (92,8%) nei 27 paesi dell’Unione Europea (UE 27) i dati specifici possono essere letti in tabella sotto riportata.

Paesi di Export Calzetteria donna Variazione export  triennio 2010-2012
UE27 -12,7%
Europa in senso geografico -10,7%
Russia -18,6%
Paesi Baltici -51,7%
Grecia -38,7%
Germania -13,5%
Spagna, Scandinavia, Portogallo e Svizzera Cali sensibili,ma molto inferiori alla Germania
Gran Bretagna e Belgio + In controdenza



Si sottolinea proprio il forte calo di esportazione verso la Russia e i Paesi Baltici che hanno sempre rappresentato aree di transito della calzetteria da donna per il mercato russo e che ora sembrano invece diventare addirittura paesi ostili per i nostri produttori del settore calza.

Il fenomeno della delocalizzazione invece interessa i paesi come l’Albania, Croazia, Serbia e Slovacchia, in cui si esportano prevalentemente dei semilavorati che vengono poi finiti nei paesi stessi per essere quindi reimportati in parte in Italia. Il fenomeno della delocalizzazione nell’ultimo decennio si è sviluppato per far fronte
all’esigenza di molte aziende del distretto di trovare condizioni produttive più favorevoli economicamente e burocraticamente rispetto a quelle che l’Italia invece sempre più gravose.

Il comunicato stampa del Distretto della calza sottolinea che sul totale dell’export italiano i numeri negativi del comparto calze evidenziano un non adeguato supporto ad un distretto che è di grande importanza per il nostro Made in Italy.

Le aziende avrebbero bisogno di maggiori finanziamenti pubblici per poter sviluppare progetti concreti, innovativi e in grado di incrementare le esportazioni della calzetteria da donna.

Tra le azioni da mettere in campo si profilano tre strade:
1) il contrastare efficacemente la contraffazione tutelando il consumatore anche attraverso l’istituzione di un ente di controllo come l’Osservatorio Nazionale Tessile, che potrebbe far recuperare, si stima fino a un 20% dei fatturati oggi persi, introducendo regole uguali per tutti;
2) attuare una politica mirata all’export, costruita facendo sistema tra tutti gli attori coinvolti nella filiera con istituzioni pubbliche e bancarie;
3) produrre calzetteria altamente tecnologica, innovativa e fashion per differenziarci dai nostri concorrenti, in specie cinesi e turchi. Per essere competitivi rispetto a turchi e cinesi la proposta del distretto della calza è quella di far nascere sul territorio un centro di ricerca e sviluppo adeguatamente dotato sui piani: tecnico, finanziario, in grado di sviluppare tutto il know-how costruito nel distretto nel corso degli anni, potenziandolo fino a portarlo a trarre vantaggio anche da innovazioni derivanti da altri settori.

Una sfida aperta contro il crollo dell’export della calza: innovare e sfruttare il know how dei decenni che hanno reso famoso nel mondo le calze del distretto mantovano, fare sistema per aiutare e aiutarsi come imprenditori del distretto.

Per ulteriori approfondimenti: http://www.adici.it/public/adici/download/Comunicato_ConferenzaExport_ADICI.pdf




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