Viaggio a Ritroso a S.Martino dall’Argine fino al 22/02/2015


Viaggio a Ritroso San Martino dall'Argine (MN)


A San Martino dall’Argine (MN), nella splendida piazza Castello, troviamo la cinquecentesca Chiesa, appena restaurata, adornata da ricche decorazioni a stucco e affresco.

La Chiesa, attualmente non adibita al culto, sta ospitando dal 14 dicembre 2014 “Viaggio a ritroso… per recuperare la speranza”, che continuerà fino al 22 febbraio 2015.

Un’installazione a forma di spirale, lunga circa 30 metri e larga 3, percorre il suo ingresso, un’idea formatasi nella mente di Francesco Sbolzani, ideatore, nonché curatore del progetto, che, grazie all’appoggio di sua figlia Vanna, curatrice del catalogo,di Don Luigi Pisani, parroco di Rivarolo del Re, di Gabriele Turchi per la parte web, di Guido Tosi per la parte organizzativa e di Pierluigi Bonfatti Sabbioni per i video e del sonoro ha deciso di realizzare.

L’idea è nata sette anni fa e tanto ha dovuto attendere, una gestazione che ha aspettato il momento opportuno, il terreno e lo spazio per poter venire alla luce. In un mondo frammentario, che scorre veloce, anzi velocissimo, senza punti di riferimento, Sbolzani decide di fermarsi. Decide di fermarci. Perchè quando ci addentriamo all’interno di questa spirale, bisogna guardare, le opere, la Chiesa e il movimento. Si deve osservare attentamente a destra e a sinistra, nel passato e nel presente, perchè ogni artista è stato chiamato per realizzare un tema preciso.

La prima artista è Susan Dutton che con due video-installazioni riprodotte contemporaneamente ci destabilizza. Le immagini chiedono e vogliono essere ascoltate, come la bambina/bambola nella sua perduta innocenza. Il tema è la violenza e il rispetto per la vita e per la persona.

Francesco Vitale, sperimentando tecniche diverse, affronta il tema della comunicazione e della solitudine. Ci racconta della luna spezzata, quella che noi osserviamo è la stessa luna “silenziosa” che contemplò Giacomo Leopardi, nella speranza di poter trasformare tutta la gente che la condivide.

Damiano Paroni ci spinge a pensare al lavoro. Forme distorte, portate al limite del figurativo, in un bianco e nero che cerca soluzioni. Sguardi vuoti che scavano nelle difficoltà percorse e ripercorse anche in tempi passati.

Claudia Melegari consacra l’amore a cercare una traccia nell’invisibile. Gallo e gallina sono gli animali che hanno fatto da sfondo ai suoi giochi infantili, raffigurano un interesse per i legami, esistenti anche se non visibili, con tutti i membri della nostra famiglia.

Andrea Sante Taddei si muove fra la fotografia e la nuova scultura. Il tema è globalizzazione, emigrazione e tolleranza. La presenza-assenza degli oggetti riflette la complessità delle tracce nascoste, che intrinsecamente fanno pensare al viaggio, portano in un mondo dove i confini sono annullati e nei ganci, fra contaminazioni di colori, c’è speranza del rispetto del singolo individuo.

Claudio Calestani vede nell’alimentazione un momento fondamentale per l’uomo e per l’ambiente. E’ grottesco l’individuo che segue un’alimentazione sfrenata, mentre, un grande fiore, quello della speranza, sta a indicare il futuro in cui il cibo deve essere finalizzato al nutrimento vitale, evitando ogni spreco.

Alla fine, la fusione di due personalità piuttosto controverse: lo scrittore Giuseppe Boles e Franco Mora, pittore naïf, che in chiave favolistica e poetica ci fa viaggiare in un cielo prima azzurro, poi tormentato, fra le poesie “Chiamatela vita” e “Voglia d’evasione” di Boles. Lo scrittore con la sua voce, sulla strada e le infinite possibilità, ci culla nella fase finale del viaggio, dove una luce esce da alberi che sono stati recuperati nei campi e fatti rivivere attraverso l’installazione luminosa di Brunivo Buttarelli. La luce si fonde nel suono e il viaggio continua nella speranza..




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