Anastasis, mostra Agostino Arrivabene alla Casa del Mantegna di Mantova 7 settembre – 2 ottobre 2016


ANASTASIS
Agostino Arrivabene
Mantova – Casa del Mantegna
Dal 7 settembre al 2 ottobre 2016
inaugurazione mercoledì 7 settembre 2016, ore 18.30

Mostra Anastasis Agostino Arrivabene Mantova 2016La Provincia con la mostra dedicata ad Agostino Arrivabene, allestita alla Casa del Mantegna, approfondisce e mette a fuoco un percorso estetico che – come sottolinea Francesca Zaltieri (vicepresidente della Provincia) – «si caratterizza per immagini di matrice classica rilette in chiave contemporanea. […] L’ispirazione si traduce in dipinti dai quali emerge un’attenzione felice verso ciò che è sacro. Oli su tela raffinatissimi riaffermano l’identità di questo pittore di valore europeo che da sempre affianca affascinanti rimandi al mondo mitologico e letterario e a una grande attenzione alla costruzione dell’opera, anche a livello tecnico».

La rassegna calibra così, nella misura degli spazi severi e razionali ideati dal Mantegna, un’iniziativa in grado di esprimere un forte sentimento della contemporaneità, in ossequio anche all’impegno di partecipare allo sforzo collettivo di contributi che vede, in questo 2016, Mantova Capitale italiana della Cultura.

La mostra – intitolata Anastasis – ripercorre il lavoro recente di Agostino Arrivabene, grazie alla curatela congiunta di Alberto Mattia Martini e Gianfranco Ferlisi, entrambi autori dei testi in catalogo. Quello che emerge dalla rassegna è un percorso ambizioso, iniziato nel 2010 e conclusosi in questi giorni, proprio in occasione dell’attuale esposizione, che si apre in coincidenza con il Festivaletteratura.

Agostino Arrivabene dialoga, innanzitutto, con un’opera pittorica importante di Andrea Mantegna, «Il Cristo in scurto». E riavvolge, pittoricamente, il bandolo del tempo per mettere a fuoco un’interpretazione dello stesso dipinto giocata sulla componente del suo processo resurtivo. L’autore cita anche il lavoro di artisti a lui coevi, il duo Fabre e Borsetti Venier, che negli anni Novanta crearono una vera e propria sinergia sul tema, dando origine a una serie di scatti fotografici in una dimensione scenografico-teatrale: una vera e propria rilettura contemporanea del dramma mantegnesco del Cristo morto.

L’artista, con un suo personale intervento di manipolazione delle forme fotografiche del duo Fabre-Borsetti Venier e del dipinto di Andrea Mantegna, intraprende un lavoro di deformazione dei corpi raffigurati, attraverso un’originale idea di disgregamento e di cambiamento semantico del dramma del Cristo. Lo smembramento delle immagini presuppone, ovviamente, innumerevoli elaborati preparatori, presenti in questa mostra e documentati sia attraverso un taccuino di scritti e immagini dipinte, sia tramite fotografie con innesti pittorici, che si trasformano in un vero diario di bordo. Ne scaturisce un viaggio che dal Cristo morto conduce a un grande dipinto monumentale, con una Resurrezione di forte suggestione emozionale, e a un trittico di baconiana memoria, in cui, per stadi successivi, l’artista mostra le fasi metamorfiche del corpo che da carne muta in corpo glorioso. È l’approdo ad una dimensione che è rivelazione sfolgorante, manifestazione della luce resurtiva del miracolo evangelico, attraverso un’azione pittorica divisionista capace di creare una vera illusione ottica di scomposizione cromatica dello spettro newtoniano.

L’Anastasis rimanda a un tema iconografico che proviene dall’arte bizantina e che raffigura la Resurrezione di Cristo e la sua discesa agli inferi per recuperare le anime di Adamo ed Eva. La sua trattazione appare, in questa mostra, come un azzardo in riferimento al canonico percorso evangelico. E lo stesso azzardo tocca il richiamo ad Orfeo, attraverso un dipinto raffigurante, appunto, l’Orfeo eseguito da Arrivabene nel lontano 1994. L’opera incarna, nella rappresentazione, l’artista per eccellenza, il personaggio che esalta e canta i valori eterni dell’arte. Ma l’Orfeo del percorso espositivo assume una rilettura paleocristiana, con riferimento ad un’iconografia che vedeva il viaggio del mitico cantore agli inferi come una prefigurazione della morte e resurrezione di Cristo. La rappresentazione di Orfeo con la cetra veniva infatti interpretata, dalle prime comunità evangeliche, come immagine cristologica in riferimento al Salvatore che vince sulla natura. In mostra il viaggio orfico esalta dunque il magico poeta cantore come un vincitore trionfante.

La rassegna perciò, nelle varie sezioni, lungo le sale concentriche al tamburo-cortile della Casa del Mantegna, riassume, in parti distinte ma anche complementari, un meraviglioso dialogo mistico, in cui le figure del Messia, di Maria e degli “angeli del versamento” – figure angeliche solcate dolorosamente del sangue divino – si caratterizzano per essere creature autonome dall’immaginario di Arrivabene. Così, in particolare su queste immagini di grande e toccante suggestione, sulle schiene di creature solcate dal sangue versato di Cristo, l’artista opera con una calligrafica, materica e minerale condensazione. E tutto questo accade attraverso un procedimento tecnico originalissimo, tramite la creazione di vere e proprie macchie di Rorschach, e interventi pittorici condotti con multiforme e calibrato talento, da cui scaturiscono rivoli di sangue di impressionante vitalità, tracce di fustigazioni da martirio.

All’interno del percorso espositivo, le opere creano richiami e rimandi cortocircuitati, sintonie con i codici del Rinascimento, approdi alle sperimentazioni più attuali e più arrischiate, evidenti in altri linguaggi, quali disegni, sculture in bronzo e legno. Una Pietas velata e rivestita in foglia oro cerca, ad esempio, di ricostruire il maphorion, il velo delle vergini consacrate.
Sono molteplici gli evidenti contrasti e le distanze temporali mirate a parlare del mistero del «Sacro sangue» che, proprio a Mantova, per antica devozione, viene venerato come reliquia sacra e che Agostino reinterpreta ed evoca in un dipinto di oscura commozione, con un Ecce Homo il cui sangue versato rivela le arboree tumefazioni delle stigmate.
Anche i balzelli profani, come il dialogo fra due opere lontane nel tempo ed eseguite dall’artista, un Athena glaucophis del 1993 (dall’occhio lucente) e l’Orfeo del 1994, oltre a una Crocifissione del 1990, evidenziano temi già cari all’autore in giovane età, temi che dialogano perfettamente con le opere più recenti.

Il progetto espositivo, nei suggestivi spazi della casa di Andrea Mantegna, si snoda quindi come un percorso ampio e coinvolgente, che raccoglie non solo alcune opere di collezione privata e molte opere eseguite appositamente per l’occasione ma anche alcuni dipinti della collezione dell’ artista stesso, esposti come fatto assolutamente straordinario per questa rassegna.

La Mostra

ANASTASIS
Agostino Arrivabene
catalogo con introduzione di Francesca Zaltieri
testi critici di Alberto Mattia Martini e Gianfranco Ferlisi

Dove

Casa del Mantegna
Via Acerbi, 47 – 46100 Mantova (MN)

Giorni e orari di apertura

Mattine: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 12.30
Pomeriggi: giovedì 15.00/17.00 – venerdì, sabato e domenica: dalle 15.00 alle18.00

Prezzo

Ingresso libero

Informazioni

tel. +39 0376 360506 – +39 0376 432432
fax +39 0376 326685 -fax +39 0376 432433
mail: casadelmantegna@provincia.mantova.it – info@turismo.mantova.it
www.casadelmantegna.it
www.turismo.mantova.it




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