Mostra Vasco Corradelli al museo Diocesano di Mantova 8 aprile – 14 maggio 2017


Corradelli
ARTE E SACRO
Museo Diocesano Francesco Gonzaga
Piazza Virgiliana, 55 – Mantova
8 aprile – 14 maggio 2017
Inaugurazione: sabato 8 aprile 2017, 16.30

Una grande mostra ci aspetta al museo Diocesano di Mantova, attraverso le immagini di Vasco Corradelli, lungo il percorso tra “Arte e sacro” (questo il titolo della mostra), si dipana il racconto pittorico di un artista riscoperto da una attenta lettura critica.

Mostra Vasco Corradelli Mantova 2017


La sua pittura mostra, nella specificità del tema sacro, una vocazione verso la bellezza. Così le immagini di Cristo si ammantano di una insolita epifania del divino. Emerge un racconto fatto di calcolato disegno, l’aspirazione a un’arte che si propone quale metafora della rivelazione e della salvezza. È dunque la pittura di questo maestro di San Benedetto Po in grado di esprimere una storia di vicende altrimenti irraccontabili, a cominciare dall’atrocità della morte di croce per toccare, infine, il mistero della Resurrezione.

Chi è Vasco Corradelli

Vasco Corradelli nacque nel 1910. E cominciò subito a disegnare e poi a dipingere. Nell’anno 1932 l’artista fu chiamato alle armi. In una vera e propria odissea, di guerra in guerra, Corradelli fu costretto a girare per il mondo per dodici lunghi anni, costretto quindi a ridimensionare, se non ad interrompere, il suo iniziale e appassionato approccio giovanile con le arti figurative. Vasco Corradelli, con il suo bagaglio di studi importanti, con il suo talento tanto a lungo trascurato, rientrava in gioco, in un dopoguerra difficile e incerto, in cui le circostanze sconsigliavano, con evidenza, di intraprendere la carriera dell’artista a pieno titolo. Corradelli ricominciò a praticare la pittura, negli anni seguenti, in appartato romitaggio. È in questo speciale sentire che affonda l’iconografia dei suoi Cristi e delle sue Madonne. È da lì che traggono origine i contenuti sacri con i quali Corradelli riuscì a varcare i limiti dei soggetti canonici del ritratto, della natura morta e del paesaggio, cioè di quella dimensione che in pittura aveva esplorato sino alla soglia dei sessant’anni. E fu così che il volto di Cristo gli apparve perfetto per manifestare al meglio la condizione dell’uomo contemporaneo. Perché quel volto tumefatto e stravolto dal dolore permetteva di far emergere con totale evidenza non solo un’immagine dotata di vitale e dolorosa corporeità, ma anche la rappresentazione della bellezza classica e dell’energia religiosa. Perché quel volto poteva sintetizzare, per analogia, tutte le indicibili sofferenze della sua generazione, ferita a morte dalle guerre, dalle sofferenze, dalla fame, dalle mille perdite che avevano inciso mille cicatrici nel cuore. In mostra tredici differenti interpretazioni di tale soggetto propongono opere la cui origine affonda in radici tenacemente cresciute nei modelli della tradizione classica. Sebbene i dipinti risalgano a quarant’anni addietro, sono tutte opere inedite, e di esse la critica locale non si è mai occupata. Forse anche per questo, per la loro sconosciuta esistenza, noi, di fronte a tali inedite immagini del Cristo uomo, che percorre l’ultimo miglio della sua vita terrena, restiamo particolarmente colpiti da un realismo che si scioglie in esasperazioni espressioniste, che si immerge – e ci immerge – nello spasimo e nel supplizio, nella generosità del sacrificio e nell’amore per l’umanità. Risultano evidenti, in tutte queste opere, gli elementi di rinnovamento dell’autore, quelli che superano gli orizzonti novecentisti a favore di una poetica dagli squisiti accenti neoespressionisti: è l’affermazione prorompente, in Corradelli, del sensuale e dello spirituale insieme, l’emergere del gusto delle evocazioni a fondo drammatico e doloroso. E il tema della Passione veicola perfettamente una proiezione sia dei drammi personali sia di un mondo che l’autore vede ancora minacciato da oscuri ed irreparabili pericoli, emblematicamente rappresentati dal martirio di Cristo.




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